Dipendenza da Cibo (Binge Eating Disorder): come liberarsene

Oggi vi voglio parlare di una questione molto seria, una condizione di cui soffrono tantissime persone: la dipendenza da cibo.

Detta così sembra quasi un’ovvietà, visto che tutti dipendiamo dal cibo per sopravvivere… Il problema subentra quando sentiamo il bisogno di mangiare molto di più di quanto sia necessario al nostro corpo e, soprattutto, quando perdiamo il controllo su ciò che ingeriamo.

Con questo articolo, anche grazie al libro Dipendenza da cibo. Comprendere le origini dei disturbi alimentari a partire dalla biologia dell’appetito, del dott. Matteo Pacini (Caravaggio editore), cercheremo di capire cosa si cela dietro questo diffusissimo disturbo alimentare.

Non è una questione di FAME

Quasi tutti coloro che soffrono di dipendenza da cibo (o sindrome da alimentazione incontrollata, Binge Eating Disorder) pensano che il problema sia tenere sotto controllo la “fame”. In realtà il dottor Pacini, nel suo libro, ci spiega quanto ciò sia errato.

Se il nostro problema fosse solo la fame, ci basterebbe un pasto normale per saziarci e tenerci tranquilli a lungo, in quanto lo stimolo della fame svanisce con l’introduzione del cibo (ovviamente in quantità sufficienti).

Mi spiego meglio: quando la pancia smette di lamentarsi e la sazietà inizia a farsi sentire, non è la fame che ci spinge a continuare a mangiare, magari anche contro le stesse sensazioni del nostro stomaco (che sta per scoppiare, tanto lo sentiamo teso). Quando terminiamo un pasto e siamo belli sazi, non è la fame che ci spinge a mangiare ulteriormente, aggiungendo un dolcetto o altri alimenti senza averne nessun reale bisogno.

Allora cos’è che ci spinge a mangiare (assodato che non si tratta della Fame)?

In realtà ciò che ci spinge a mangiare in modo abnorme è l’Appetito, ovviamente un appetito deviato, che ormai non funziona più in modo corretto (o forse che funziona troppo).

Facciamo un passo indietro… Fame e Appetito non sono la stessa cosa, come ci fa notare il dottor Pacini.

Semplificando al massimo il concetto: la fame è più un meccanismo di “emergenza”: le scorte energetiche calano e il nostro corpo ci chiede a gran voce di ricaricarle introducendo cibo… Non appena il cibo viene introdotto lo stato d’emergenza cessa e così anche lo stimolo della fame.

L’Appetito, invece, è uno stimolo “preventivo e perenne” che ci spinge a cercare il cibo prima che si verifichi lo stato d’emergenza che si manifesta con la fame. La sua funzione è strettamente legata alla sopravvivenza, poiché sarebbe un bel problema se un qualsiasi essere vivente iniziasse la ricerca di cibo solo una volta arrivato ai morsi della fame (quando le prestazioni calano e le probabilità di riuscire a procacciarsi il cibo pure).

Per questo esiste l’appetito: per spingerci a cercare il cibo prima che sopraggiunga la fame vera e propria.

Un corpo sano è quello che assimila di più

A questo concetto poi se ne sovrappone un altro: in natura, essendo difficile procacciarsi il cibo, un corpo che funziona bene è quello che assimila di più, creando scorte (di grasso) per i periodi di carestia. In sostanza: il nostro corpo è fatto proprio per assimilare il più possibile, per non rischiare di morire di fame quando il cibo manca.

Chi brucia velocemente tutte le scorte senza metterle da parte (sottoforma di grasso) è proprio chi, in natura, avrebbe meno probabilità di sopravvivere (mentre, al giorno d’oggi, con l’abbondanza di cibo si trova addirittura in una posizione privilegiata).

In questo modo capiamo ben presto che proprio chi è teoricamente più “sano” rischia di subirne maggiormente gli effetti negativi.

Perché l’Appetito, in questi tempi di abbondanza, è il nostro peggior nemico?

L’appetito, in condizioni di normalità, ovvero in uno stato più vicino a quello naturale, ci consente, come detto, di iniziare preventivamente la ricerca di cibo per non rimanere senza scorte al momento del bisogno. La penuria di cibo tiene sotto controllo tutto il meccanismo, che così è perfetto.

Al giorno d’oggi però, nelle società occidentali e ricche, di cibo ce n’è in abbondanza e già questo basterebbe a stimolare in modo eccessivo l’appetito. Ma non finisce qui: i cibi sono sempre meno naturali, spesso realizzati proprio per suscitare una risposta di piacere abnorme (si pensi alla differenza tra una semplice mela e un dolce molto elaborato). Questa accoppiata, abbondanza e cibi estremamente più gustosi, creano il disastro.

Ma l’appetito viene stimolato di continuo anche in modo indiretto: si pensi alle pubblicità che mirano a fare del cibo un’esperienza di estasi e godimento estremo (fate l’amore con il sapore! per citare uno slogan); senza contare il cibo che permea ogni momento della nostra vita sociale, come simbolo di festa, allegria, eventi importanti, ecc.

Il corto circuito si crea quando tutto questo si scontra con gli effetti sul nostro corpo, che magari inizia a ingrassare, allontanandosi dall’ideale di magrezza che ci viene propinato continuamente.

Praticamente prima riceviamo mille stimoli che ci spingono a mangiare e un attimo dopo siamo bombardati da altri mille stimoli che ci invitano a dimagrire perché “magro è bello”. Ed è così che l’Appetito finisce per impazzire completamente, perché si innescano in questo modo quei meccanismi che lo trasformano da stimolo fisiologico a dipendenza patologica.

Perché più seguo diete su diete e più ingrasso?

L’errore più grande che tutti noi in genere commettiamo è quello di castigare l’appetito, tentando di soffocarlo, convincendoci che sia sbagliato e che vada annientato in tutti i modi. In realtà, quello che non sappiamo, è che più maltriattiamo l’appetito (e quindi noi stessi), più cerchiamo di accelerare il calo di peso (con diete drastiche), più ci stiamo condannando a rimanere schiavi di questa dipendenza.

L’appetito può scomparire per un po’, magari per qualche tempo possiamo sentire anche meno la fame (perché logicamente se lo stomaco è abituato a mangiare molto richiederà maggiori quantitativi di cibo, quindi riducendo gli introiti si abituerà a di conseguenza)… Il problema è che, puntualmente, dopo un certo lasso di tempo ritorna in modo prepotente, spesso vanificando mesi di sacrifici.

Il dato di fatto è: più cerchiamo di sopprimere l’appetito, più questo torna da noi potenziato.

La dieta più sbagliata che esista

Cercando di non dilungarci troppo, la cosa peggiore che possiamo fare, decidendo di dimagrire, è quella di iniziare diete drastiche (per la fretta di vedere risultati)… Ma non solo per una questione fisica (perché dimagrire velocemente non fa bene)… Partire in quarta con una dieta ipocalorica presuppone uno sforzo intenso che, come tale, non potrà mai durare a lungo… Per questo, a obiettivo raggiunto (e spesso anche molto prima), si torna al vecchio regime alimentare e si ingrassa di nuovo (e anche più di prima, poiché magari nel frattempo anche il nostro metabolismo è rallentato). Punirci, soffrire, privarci di tutto non fa altro che… Farci ingrassare e aumentare il problema in modo esponenziale.

Il vero obiettivo: non il dimagrimento ma un rapporto più sano col nostro Appetito

Quindi quale deve essere il nostro obiettivo? Paradossalmente non il dimagrimento, bensì la rieducazione del nostro Appetito, che va assecondato, accarezzato e analizzato cercando di prendere le distanze dagli eccessi patologici in modo lento e graduale.

Si deve iniziare dalle piccole cose: magari continuare a mangiare molto ma sostituendo determinati cibi con altri più naturali; ad esempio: io prima mangiavo pane e nutella a colazione… Per iniziare a rieducare il mio appetito (visto che a volte perdevo il controllo e invece di una fetta ne mangiavo anche 2 o 3) ho sostituito quella vecchia colazione con una doppia colazione più sana: una prima parte di frutta (inutile dire che d’estate è una goduria con la varietà di frutta che c’è) e una seconda parte distanziata e più calorica: mandorle tostate, pinoli e caffè. A livello di introito calorico non è cambiato tantissimo, ma è migliorata la qualità del cibo introdotto, senza violentare l’appetito che, al contrario, si sente “premiato”.

Stessa cosa per gli snack: lupini sgusciati, formaggio, yogurt, patatine di lenticchie bio, cioccolato fondente (magari al caffè o alle nocciole), ecc. una merenda gustosa ma sana. E così via fino al pranzo, cena, ecc. cercando di iniziare a mangiare semplicemente meglio.

Già eliminare i cibi spazzatura (anche gradualmente) è una grossa cosa! Allontanarci dai sapori eccessivamente forti può essere un grosso aiuto (si pensi ai cibi extra zuccherati o al glutammato in tante preparazioni salate).

Da lì si può iniziare a ridurre leggermente le porzioni. In base alle proprie preferenze magari si può decidere di mangiare liberamente a pranzo e molto meno la sera… L’importante è trovare pian piano la soluzione che violenta meno il nostro appetito, ragionando su ciò che stiamo mangiando e perché lo stiamo mangiando e se possiamo sostituirlo con altro o rimandare quel cibo al giorno dopo.

Conclusioni

Per chi vuole approfondire questi concetti, consiglio sicuramente il libro Dipendenza da cibo (qui sotto). Presto pubblicherò anche la mia esperienza diretta (prima del dimagrimento, durante e dopo), l’interferenza della candida intestinale l’aiuto ricevuto da alcuni integratori (leggi Candida, rimedi naturali per sconfiggerla e facilitare il dimagrimento).

 




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